PAESE CHE VAI, RICETTA CHE TROVI: OGGI GULASH!

PAESE CHE VAI, RICETTA CHE TROVI: OGGI GULASH!

Paese che vai, ricetta che trovi.

Viaggiare non è solo un momento per staccare la spina dalla vita quotidiana, anzi. Sarà proprio perché ho la fortuna di vivere il mio lavoro come una grande passione che vivo ogni momento fuori dalle mura della mia macelleria come un’opportunità di crescita. E, a quanto pare, non sono il solo; mi trovo spesso a parlare con voi della mia passione nell’andare alla ricerca di macellerie o particolarità gastronomiche del posto che sto visitando, ritrovandomi a commentare come questa specie di mania sia comune in coloro che vivono con determinazione e curiosità il proprio mestiere. Non siamo quindi fissati, ma se mai da salvaguardare. Detto ciò, quello che vi andrò a raccontare oggi è la ricetta scovata nel mio ultimo viaggio al Nord. Un piatto di forte tradizione tra le vallate del sud-tirol, una di quelle ricette antichissime attribuita alla cultura popolare e apprezzata fin da subito dalla borghesia del tempo rendendola famosa.

Oggi si mangia il gulasch

Appena il primo fresco si fa sentire, stanchi della calda estate oramai alle porte, ecco che anche i nostri gusti in fatto culinario tendono a cambiare. Si fanno sentire le voglie di quei piatti, sicuramente più pesanti da digerire, ma senz’altro più saporiti dei carpacci, insalate e pomodori con cui ci siamo ben saziati durante l’estate. Insomma, il tuo corpo necessita di quelle pietanza definite confort-food, uno di quei piatti che, oltre per il palato, curano soprattutto l’anima e la mente (un po’ meno la linea). Ed è proprio quello che mi è successo. Come resistere al richiamo del Gulash a 2000 mt di altezza in uno dei rifugi più belli della Val Pusteria? Non ne ho potuta fare a meno. Presto detto, ecco ordinato il Gulasch con i canederli allo speck.

STORIA del PIATTO.

Conoscere la storia del piatto, ti fa capire come quella ricetta sia diventata particolare per quel determinato territorio. E qui, San Wikipedia fa proprio al caso nostro. Il Gulasch è un piatto d’origine medievale che veniva preparato dai mandriani ungheresi durante le loro lunghe permanenze nei pascoli assieme al bestiame.  Questi, infatti, prima di partire cuocevano a lungo la carne con la cipolla e la facevano essiccare al sole in modo da poterla portare con loro durante i viaggi. Al momento della necessità, poi, facevano rinvenire la carne secca in una zuppa di verdure dando così vita all’odierno gulasch. Nonostante questo sia quindi un piatto dalle origini estremamente povere, nel tempo quella del gulasch è divenuta una delle ricette ungheresi più famose tanto da diffondersi, durante la dominazione austriaco in tutto l’impero.  Con il passare del tempo, quindi, questa preparazione è divenuta tipica di tutto l’arco alpino orientale e, di conseguenza è diventato un piatto tipico del Nord-est dell’Italia.

COME SI PREPARA

Mettete una pentola su un fuoco di media intensità con l’olio e, appena questo sarà caldo, aggiungete la cipolla affettata sottilmente e la carne tagliata a cubetti. Da macellaio vi consiglio (anzi, direi che qui è d’obbligo utilizzare un taglio del muscolo ricco di tessuto connettivo; se volete andare sul sicuro, il cappello del prete o sorra per i Toscani, farà al caso vostro). Mescolando con un cucchiaino sciogliete, in mezzo bicchiere d’acqua, la farina e la paprica e, appena la carne nella pentola avrà preso colore su tutti i suoi lati, versate l’acqua sopra la carne e aggiungete il vino rosso. Appena questo sarà sfumato, aggiungete gli aromi, la buccia di limone grattugiata e il concentrato di pomodoro: mescolate il tutto allungando con un bicchiere d’acqua e lasciate cuocere con il coperchio per almeno 2 ore, aggiungendo se necessario un po’ d’acqua calda se il gulasch dovesse ritirarsi troppo. Servite caldo, accompagnato da polenta o patate bollite, o come nel mio caso da splendidi canederli allo speck.  Detto ciò, esistono molte varianti per preparare un buon piatto di Gulash, soprattutto dettate dalle molteplici differenziazioni territoriali in cui viene preparato il piatto. Noi vi abbiamo raccontato la nostra esperienza, bello sarebbe ascoltare i vostri consigli e i vostri tocchi segreti nella preparazioni. Potrebbe nascere insieme un gran bel piatto.

E come recitava l’illustre scrittore, non che premio Nobel per la letteratura George Bernard Shaw

Nessun amore è più sincero dell’amore per il cibo.

Parola del Butcher!

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