'Ma quanto mi costi!' il pezzo di Maremma che Ciccia su Eurocarni di Giugno.

'Ma quanto mi costi!' il pezzo di Maremma che Ciccia su Eurocarni di Giugno.

‘Ma quanto mi costi!’.  Rincari super grazie anche all’ ASFV – AfricanSwine Fever Virus

Ma quanto mi costi!

di Andrea Laganga

Archiviata la Pasqua, arrivano il bel tempo e la stagione delle grigliate. Da sempre, non certo da oggi, il prezzo sul mercato lo fa la domanda e, come succede ogni anno, in questo periodo assistiamo a rincari, se pur modesti, del prezzo della carne suina. Quest’anno, però, c’è qualcosa in più. Non se ne sente ancora molto parlare attraverso le fonti di informazione ufficiali ma per noi del settore meat è un fatto già ben tangibile.

Rincari super

La parte dei cattivi tocca purtroppo sempre a coloro che ci mettono la faccia. In questo caso il butcher, anello fondamentale di congiunzione tra l’allevamento e la tavola, che si trova a gestire una spiacevole situazione. Non tanto per la natura economica del mercato quanto per il fatto che ancora una volta ci troviamo ad aumentare in modo significativo i prezzi delle nostre carni di suino e non solo per la dura legge del mercato. Il problema, infatti, andrà avanti per non si sa quanti mesi, e il tutto è motivato da situazioni gravi in Cina: stavolta si parte da là!

Il caso Cina

La causa di tutto questo movimento viene proprio dalla Cina, che dallo scorso anno è alle prese con un aumento dei casi di Peste Suina Africana causata da ASFV (AfricanSwine Fever Virus), un virus che si diffonde rapidamente negli allevamenti comportando la morte della maggior parte degli animali. Secondo gli ultimi aggiornamenti da fonti ufficiali (OIE, FAO, Commissione europea), l’epidemia di peste suina iniziata il 3 agosto 2018 nella Repubblica Popolare Cinese conta attualmente 100 focolai in 23 province, con più di 706.000 suini abbattuti al ne di limitare la diffusione della malattia. Malattia che non rappresenta un rischio per la salute umana, ma risulta invece essere un grave problema economico per gli allevatori, a causa dell’alto tasso di letalità degli animali colpiti, che può raggiungere picchi del 100%.

Ora voi mi direte: come mai questa situazione drammatica dall’altra parte del mondo va ad incidere sulla nostra situazione economica? La risposta è semplice. La Cina consuma da sola circa la metà di tutta la carne di maiale prodotta al mondo. Secondo le stime degli analisti mondiali (fonte Reuters), a causa della Peste Suina Africana la produzione nel 2019 potrebbe subire una riduzione del 30%. Le ripercussioni economiche per il settore e non solo sarebbero pesanti e con numerose conseguenze, dall’aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime no alla mancanza di approvvigionamenti. Nonostante le prospettive indicate dagli analisti, per ora il governo cinese manifesta un certo ottimismo, ma secondo i dati dello stesso ministero dell’Agricoltura del Paese la quantità di maiali allevati a febbraio sarebbe diminuita del 16% rispetto all’anno precedente.

Le conseguenze sull’Europa

L’Europa, ricca di allevamenti di suini, specialmente al Nord (Germania, Olanda, Danimarca e Francia), vede scuotere il proprio mercato viste le richieste di carne di maiale dalla Cina. L’Italia, si sa, per sopperire al proprio fabbisogno di carne suina, deve per forza attingere al mercato estero, importando le carni sia per la vendita del “fresco” che per la lavorazione di prodotti stagionati come prosciutti, salami, ecc… Ed è proprio la Cina che in questo momento sta facendo traballare l’equilibrio del mercato del suino, stringendo accordi di fornitura con diversi Paesi europei per l’approvvigionamento di questa carne ed essendo disposta a pagarla ad un prezzo molto più elevato del norma- le, assicurandosi però la fornitura esclusiva e svuotando così il mercato europeo a disposizione delle consuete nazioni, Italia compresa. Sono arrivate infatti proprio nei giorni passati di festa informative da parte delle aziende fornitrici di un imminente aumento dei prezzi causato proprio dall’ingresso del gigante orientale in Europa.

Aumento dei prezzi:
 giusto o sbagliato?

L’aumento dei prezzi ha un impatto immediato sul consumatore, ma è anche doveroso. Dal report della BMtIscpa, la società pubblica per la regolazione, lo sviluppo e la trasparenza del mercato e per la diffusione dei prezzi e dell’informazione economica, emerge infatti una situazione anomala dell’andamento dei prezzi del comparto suinicolo negli ultimi anni (www.pubblicitaitalia.com/news/ carne/2019/04/10142.html). La situazione Cina sicuramente ha aiutato il comparto degli allevatori di suini che da tempo cercavano di sbloccare una situazione negativa riguardo alla valutazione del prezzo del loro prodotto e hanno portato forse il prezzo di vendita ad una più equa valutazione dello stesso.

Sta di fatto che noi butchers ci troveremo a dover giusti care con i nostri clienti questo improvviso aumento dei prodotti a base di carne suina. Aumento inaspettato, che andrà ad influire sul budget familiare: i soli esenti saranno vegetariani e vegani!

Soluzioni?

Ad oggi purtroppo non ci sono soluzioni imminenti, ma sicuramente la situazione fa pensare. In primis fa riflettere sulla legge che regola la tracciabilità delle carni suine cosiddette nazionali. Non so se tutti siete a conoscenza, memori anche di servizi di Striscia la Notizia o delle Iene, ma quando un suino viene importato vivo nel nostro Paese basta un minimo di giorni di permanenza e allevamento in Italia per diventare automaticamente italiano a tutti gli effetti. Tutto questo sicuramente ha danneggiato una fragile economia territoriale fatta di piccoli e medi allevamenti locali, costringendoli alla chiusura per mancanza di competitività con le grandi aziende importatrici del prodotto. Conseguenze? Un calo di produzione di carne 100% vera italiana, la mancata copertura del fabbisogno nazionale e una dipendenza, quindi, dal mercato economico europeo e mondiale.

Ed ecco spuntare fuori una delle parole magiche del momento: l’importanza del territorio, argomento che prima o poi tratteremo dedicandogli maggior spazio. Tutto quello che sta succedendo nel mondo, soprattutto quando va a ripercuotersi sulle nostre tasche, dovrebbe farci scattare qualche cosa dentro.

In ogni nostra azione quotidiana è possibile cambiare il nostro futuro, per esempio scegliendo prodotti provenienti da allevamenti locali. Chiedere ai nostri negozianti di fiducia di commercializzare prodotti del territorio potrebbe essere il nostro contributo e un primo passo per modi care la selezione dell’offerta. Come clienti, ne guadagnerete in qualità e farete del “bene” per il futuro vostro e di chi verrà dopo di voi. Anche questa è #sostenibilità: #staytuned!

Andrea Laganga

 

Commenta il post

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo nome

Messaggio